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LA MEDIAZIONE FAMILIARE

La sessione della mediazione inizia con la FASE DI APERTURA, nella quale il mediatore, dopo aver presentato le parti che potrebbero non conoscersi (ad esempio nel caso in cui il contenzioso abbia come  parte una persona giuridica), passa alla spiegazione della procedura della mediazione, di cosa si tratta e di come si procederà.

In questa fase il mediatore dovrà mettere a proprio agio le parti, utilizzando toni confidenziali, ma, allo stesso tempo, manterrà la neutralità con entrambe le parti e gli eventuali consulenti presenti. Nel caso in cui non sia possibile proseguire nella seduta a tre (o a cinque nel caso in cui siano presenti i consulenti), il mediatore può proporre  di  proseguire  la  seduta  con  le  sessioni separate (caucauses), con le quali il mediatore cercherà di acquisire il maggior numero di informazioni, sia sulla posizione della parte rispetto al contenzioso, sia sullo stile personale delle parti. In questa fase il mediatore dovrà porre domande non aggressive con cui chiedere maggiori dettagli  ed individuare le priorità. Il mediatore dovrà essere attento a dedicare ad entrambe le parti lo  stesso tempo e, nel caso si sia dilungato con una delle parti mentre l’altra era in attesa, dovrà scusarsi con l’altra parte rassicurandola e dimostrando eguale interesse rispetto a quanto ne ha dimostrato all’altro. Alla  fine  della  sessione,  il  mediatore  dovrà  riassumere  quanto dichiarato dalla parte, così da verificare di aver esattamente compreso le sue richieste.

 

Terminata l’analisi delle sessioni separate, si tornerà a lavorare in sessione congiunta con entrambe le parti. In questa fase è importante incoraggiare le parti verso la negoziazione, aiutandole a focalizzare i propri obiettivi, così come sono stati espressi nelle sessioni separate. Sarà indispensabile aiutarle a vedere il punto di vista dell’altro ed i possibili punti d’incontro. È in questa fase che si inizia a risolvere il problema e si gettano le basi per l’accordo.

Nella FASE DELL’ACCORDO, si procede alla stesura di quello che avrà valore contrattuale tra le parti. In questa fase più che mai il mediatore deve astenersi dal dare opinioni o consigli su cosa scrivere nell’accordo stesso, ma potrà aiutare le parti a redigerlo, lì dove ci siano i presupposti per chiudere la mediazione nella stessa sessione. Altrimenti, nel caso dovessero esserci ancora ombre ed incomprensioni, sarà meglio verificare l’opzione per un nuovo incontro, lasciando il tempo alle parti per controllare l’esattezza di tutti gli argomenti trattati ed arrivare all’accordo senza fretta o forzature.

Un aspetto poco considerato nel mondo del diritto è la valutazione dei  comportamenti  e  delle  reazioni delle  persone  coinvolte  in  un  giudizio,  tutto  ruota intorno a valutazioni di carattere giuridico, si studia quale sia il      più recente orientamento giurisprudenziale da applicare.

La logica applicata nel procedimento giudiziale è quella di “IO VINCO – TU PERDI” nella mediazione, al contrario, la logica è “IO VINCO – TU VINCI”.

In tale spazio, i litiganti, grazie all’abilità del mediatore, possono a loro volta diventare terzi rispetto al proprio problema, perché sono stimolate a creare l’accordo. Di conseguenza, con questa apertura mentale delle parti, inizialmente contrite e litigiose si può raggiungere una soluzione soddisfacente per tutti. Ecco perché in mediazione l’obiettivo da raggiungere è “IO VINCO – TU VINCI”. Nella mediazione è importante riuscire a far capire alla controparte che il migliore accordo possibile per noi è anche l’accordo più conveniente per l’altro. Per riuscire in questa operazione, è importante avere ben chiaro quali siano le nostre priorità e quali siano i nostri reali bisogni, perché solo se chiariamo i nostri bisogni  possiamo  definire  un  accordo  vincente  e senza ripensamenti. Nel 1954, Abraham Maslow sviluppò il concetto di gerarchia dei bisogni, che vennero ordinati ed organizzati sotto forma di piramide.

Bisogno di autorealizzazione: esigenza di realizzare la propria identità e di portare a compimento le proprie aspettative;

Bisogno di stima:  riguarda  il  bisogno  di  essere  rispettato, apprezzato ed approvato, di sentirti competente e produttivo;

Bisogno di appartenenza: consiste nella necessità di sentirsi parte di un gruppo, di essere amato e di amare e di cooperare con altri;

Bisogni di sicurezza: devono garantire all’individuo protezione e tranquillità;

Bisogni fisiologici: fame, sete, sonno, sono i bisogni fondamentali connessi con la sopravvivenza.

Dallo studio della Piramide di Maslow appare evidente che se non vengono  prima  soddisfatti  i  bisogni  essenziali  (fisiologici  e  di sicurezza), che riguardano la nostra sopravvivenza, non possiamo preoccuparci di quei bisogni con cui ci rapportiamo con gli altri, perché saremo talmente concentrati sull’io, da non considerare l’altro. Ovviamente è auspicabile che tutti possano raggiungere la cima della  piramide, soddisfacendo così anche il bisogno di autorealizzazione, ma sarà essenziale passare per il riconoscimento dell’altro (appartenenza) e  la  valutazione  che l’altro farà su di noi (stima).

IL MEDIATORE

Il mediatore è colui che assiste le parti in modo imparziale, neutrale e equidistante nel cercare la soluzione alla loro lite, deve avere una preparazione adeguata sulla materia getto della lite, ma deve avere anche ottime capacità comunicative per poter gestire la mediazione. Il mediatore non si deve ergere a giudice, il suo ruolo è quel- lo di guidare una discussione tra le parti, una sorta di abile moderatore. Non deve essere un manipolatore, il suo ruolo non è quello di condurre i litiganti dalla sua parte o verso la sua decisione al problema, il mediatore deve solamente saper far ragionare le parti per portarle ad una loro comune intesa.

Come il mediatore si deve porre nei confronti del problema?

E’ evidente che deve portare le parti alla soluzione del problema, ma si può avere la figura del mediatore “facilitatore” (facilitative mediator) e del mediatore “valutatore” (evaluati-ve mediator).

  • Nel primo approccio, il mediatore facilita il raggiungimento dell’accordo ed aiuta le parti con abili tecniche comunicative, gestendo la mediazione con domande chiave, interruzioni e pause ad hoc, uso delle sessioni congiunte e separate. Tutte le sue tecniche sono volte al far ricercare alle parti la loro soluzione.
  • Nel secondo approccio, il mediatore illustra la forza e la debolezza di un’eventuale soluzione del problema, può predire che un  determinato  accordo  può  non  essere durevole  per  le  parti,  esorta  le  parti  ad  accettare  un accordo da lui delineato.

I due metodi possono essere usati dal mediatore all’interno di una stessa mediazione.

In entrambi i metodi, è necessario che il mediatore non abbia alcun interesse personale al problema e non sia coinvolto nel risultato finale.

E’ necessaria la sua imparzialità, neutralità, equidistanza dalle parti e soprattutto

dall’oggetto del contendere.

Al mediatore si chiede anche di mantenere uno standard di qualità alto.

Il  mediatore  deve  avere  dei  modi  appropriati  nella conduzione  della  mediazione,  deve  dedicare  il  tempo necessario alla mediazione, senza porre dei limiti a meno che prima dell’incontro non siano fi ssati già degli orari. Il comportamento  del  mediatore,  durante  la  mediazione, deve essere sempre corretto e dai modi cordiali.

10 PUNTI FORTI + 1 DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE

  1. la mediazione è un procedimento riservato;
  2. la mediazione è un procedimento economico sia in termini di tempo sia di denaro;
  3. la mediazione concede alla parti il ruolo di protagoniste:

Le parti sono libere di mediare, sono loro che decidono se e in quale modo e misura trovare un accordo;

  1. la mediazione mira alla conciliazione: il mediatore, quale terzo imparziale aiuta le parti a trovare un accordo che le soddisfi ;
  2. la mediazione tende a privilegiare la durevolezza dei rapporti tra le parti si inserisce in una realtà relazionale: non solo le parti cooperano per trovare un accordo, ma il raggiungimento dell’accordo consente loro di preservare la relazione nel futuro;
  3. la mediazione si adatta a molteplici situazioni conflittuali:

non è tanto importante l’oggetto del contendere quanto i reali bisogni e interessi delle parti;

  1. la mediazione permette alle parti di esprimere la propria creatività: il mediatore guida le parti nel brainstorming aiutandole a cambiare punto di vista e formulare quante più soluzioni possibili al loro problema;
  2. la mediazione “ allarga la torta “ oltre l’oggetto del contendere: il mediatore con la tecnica dell’ascolto guida le parti alla ricerca di soluzioni alternative;
  3. la mediazione è un procedimento rigoroso: avviene secondo delle regole prestabilite dal regolamento dell’organismo di mediazione
  4. la mediazione applica le tecniche di negoziazione: si definisce una negoziazione assistita;
  • 10+1. la professionalità del mediatore può fare la differenza!

“Il conflitto è uno scontro tra due punti di vista entrambi veri, tra due angoli di visuale che

illuminano la stessa verità”

Gandhi

 

La Coppia e la Famiglia

Attaccamento (Bowlby): Il  sistema  di  attaccamento  è,  quindi,  sempre attivo a qualche livello: è, infatti, preoccupazione primaria del bambino quella di sapere in ogni istante dove si trova il suo adulto di riferimento; nelle situazioni in cui non vi è una percezione di pericolo, il bambino si accontenta di tenere blandamente sotto controllo la proprie attività di esplorazione.

Nelle situazioni di “sicurezza”, quindi, il sistema comportamentale dell’attaccamento è relativamente inattivo,   mentre   parte   preponderante   possono assumere i comportamenti riconducibili al sistema esplorativo. Non appena avviene una modificazione ed aumenta la probabilità  del  determinarsi  di  una  condizione  di pericolo, la   situazione cambia radicalmente. Il bambino tende a ridurre od interrompere i comportamenti di esplorazione e ad attivare quelli di attaccamento; secondo l’età e la situazione chiamerà l’adulto e/o si avvicinerà ad esso, richiederà il contatto fisico e, se necessario, vorrà essere preso in braccio, consolato e protetto.

Da un punto di vista comportamentale, dunque, la relazione di attaccamento può essere descritta come un dispositivo che regola costantemente e dinamicamente l’equilibrio  ed il bilanciamento tra attaccamento ed esplorazione.

In particolare anche per analizzare le caratteristiche del legame di coppia possiamo parlare di quattro pattern di attaccamento o legame:

  • MODELLO SICURO

quando si è in grado di vivere esperienze intime e di ricevere e chiedere aiuto all’altro, senza manifestare paure particolari di abbandono;

  • MODELLO EVITANTE O DISTACCATO

quando l’adulto in questione mostra di sentirsi a disagio nei contesti di intimità e di essere incapace di dipendere dall’altro e di fidarsi dell’altro;

  • MODELLO ANSIOSO/AMBIVALENTE

quando l’adulto mostra dubbio e preoccupazione circa l’affidabilità dell’altro e circa la sua disponibilità a soddisfare le proprie richieste affettive.

 

L’evoluzione della famiglia è quindi legata alle modalità con cui affronta lo squilibrio prodotto da ciascun evento critico. Gli eventi critici vengono distinti in normativi e paranormativi; i primi rappresentano quegli eventi che la maggior parte degli individui e delle famiglie incontra nel corso del proprio ciclo di vita e che quindi sono attesi, prevedibili, i secondi sono quegli eventi non completamente prevedibili anche se frequenti. Proprio in quanto inattesi, gli eventi paranormativi pongono difficoltà maggiori rispetto agli eventi normativi di cui culturalmente si possiede lo schema normativo su come affrontarli.

 

Gli eventi critici quindi sono accadimenti che caratterizzano una fase del ciclo vitale, permettendo alla famiglia il passaggio allo stadio successivo. Dapprima la famiglia attraversa una fase di rottura con le precedenti modalità organizzative; successivamente, si instaura un momento di transizione che può sfociare in una riorganizzazione evolutiva della famiglia, oppure, se questa non è in grado di superare i compiti di sviluppo richiesti dall’evento critico, in una destrutturazione del sistema.

 

Gli eventi critici inducono la famiglia ad affrontare specifici compiti di sviluppo, che assumeranno aspetti differenti a seconda del significato che la famiglia, nel suo insieme, attribuisce all’evento stesso. Inoltre, le risorse a disposizione della famiglia si riveleranno fondamentali per il suo successo:

  1. RISORSE PERSONALI
  2. RISORSE FAMILIARI
  3. RISORSE SOCIALI

 

Il ruolo e le competenze del Mediatore Familiare

“Il Sogno, forse utopistico, che ci assiste in questo percorso è di vedere due persone capaci un tempo di ringraziarsi per quanto di buono c’è stato, di scusarsi per quanto di male è stato fatto

e di perdonarsi per quanto di male ciascuno ha provato” (F.Pastore, 2008).

 

La mediazione familiare, intesa quale metodo A.D.R. (alternative dispute resolution) può essere considerata un intervento che accompagna coloro che si trovano nella condizione di dover chiarire le proprie relazioni affettive, di dover prendere decisioni e di dover affermare le proprie esigenze, quando le risorse personali non sono sufficienti.

Cigoli ritiene che sia molto importante dare spazio alla dimensione emotivo-affettiva legata agli aspetti pratici che ci vengono

portati in mediazione; il momento della mediazione, infatti, è una

sorta di passaggio tra due organizzazioni intrapsichiche – quella prima e quella dopo la separazione o un conflitto – e quindi funge da spazio transizionale in cui i due partner possono circoscrivere le proprie

angosce e trovare la capacità di affrontare la situazione di disordine in cui si trovano. Cigoli V., Psicologia della separazione e del divorzio,

Società editrice Il Mulino, 1998 Bologna

La coppia, infatti, si trova improvvisamente e forzatamente costretta a rivedere ciò che ha ricevuto dal legame e ciò che gli è mancato, e ad affrontare il dolore della separazione e l’elaborazione del lutto legato alla perdita e alla sconfitta.

È per questo che le persone che si stanno separando ricercano spesso il legame affettivo con le cose (i beni materiali, ma a volte anche i figli) come un rimedio al senso di perdita: in questa situazione qualunque oggetto può rappresentare un punto di riferimento importante ed essere investito di significati personali e relazionali.

Per facilitare questo passaggio, occorre che il mediatore accompagni la coppia e la aiuti a recuperare una fiducia nel legame che permetta di trovare soluzioni soddisfacenti per i figli.

RIFORMULAZIONE

Incoraggia ognuno a parlare, riassume e ripete le cose che dice ed le riespone, per chiarire e cercare spiegazioni; in questo modo fa

cogliere alle parti un’altra lettura e definisce quelle cornici entro cui è

necessario rientrino le comunicazioni.

Il mediatore attinge alcuni principi che lo orientano nei colloqui: si avvale della ipotizzazione, della circolarità e della neutralità

nel sollecitare il dialogo e gestire i momenti conflittuali e tiene presente nel contempo che la narrazione fa parte delle storie e del

cambiamento.

 

L’intervento di un terzo neutrale, che entra in gioco nella procedura di mediazione, consente di superare gran parte degli ostacoli evidenziati e di spostare la naturale predisposizione al negoziato competitivo verso il negoziato collaborativo.